Danilo Taino sul Corriere della Sera di ritorno dal Nobel’s Meeting 2012

14 novembre 2012

Vladimir alla ricerca della sua Silicon Valley
Il Nobel Alferov: «Al Paese serve una nuova economia fondata su scienza e tecnologia»

Vladimir Putin ha bisogno di uno Sputnik moment, di un progetto che riesca - oggi - a catalizzare la ricerca scientifica e la tecnologia russe come lo fece il primo satellite artificiale lanciato attorno alla terra nel 1957 per l’Unione Sovietica. Segnatevi il nome sull’agenda, dunque, perché nei prossimi mesi e anni se ne parlerà parecchio, come di un successo o come di un flop: Skolkovo. Nell’idea del Cremlino e del primo ministro Dmitry Medvedev, che lanciò l’iniziativa nel 2010 quando era presidente, questo villaggio rurale vicino a Mosca dovrebbe diventare la Silicon Valley della Russia. All’origine del progetto un dato di fatto: l’economia russa oggi è soprattutto sostenuta dallo sfruttamento delle risorse naturali. Non potrà andare avanti sempre così.EmergenzaAnzi, l’emergenza è già arrivata. Il recente e straordinario boom di estrazione di gas negli Stati Uniti - ottenuto dalla fratturazione di rocce sedimentarie (shale rocks) - ha creato serio allarme al Cremlino e nel monopolista nazionale Gazprom: il prezzo del gas naturale, che in America nel 2005 era sopra ai 15 dollari per Btu, oggi è sceso a meno di tre dollari. Qualcosa del genere, anche se probabilmente con un impatto minore, potrebbe succedere in Europa se si realizzeranno i progetti di estrazione di shale-gas lanciati da Polonia, Bulgaria, Romania, Ucraina. Davanti alla Duma (il parlamento russo), Putin ha detto che l’emergere dello shale-gas potrebbe «seriamente» ridisegnare il mercato del settore: la Russia - ha aggiunto - deve essere pronta a rispondere a «ogni shock esterno». Detto in altre parole, l’economia russa non può affidare il proprio futuro all’estrazione, deve tornare a essere un centro tecnologico e industriale.«È evidente che la Russia ha bisogno di una nuova economia - sostiene Zhores Alferov -, il Premio Nobel per la Fisica che è copresidente del comitato scientifico del progetto Skolkovo (è anche deputato alla Duma, eletto come indipendente nel partito comunista). Nel 1992, caduta l’Unione Sovietica, i governi dissero che avevamo troppi scienziati. Sulla base di questo, il sistema scientifico-tecnologico fu distrutto: oggi il budget destinato alla scienza è tra le dieci e le venti volte inferiore a quello di allora. Ciò è avvenuto in parallelo alla deindustrializzazione. Nell’elettronica, per esempio, l’economia sovietica era la terza al mondo, dopo quelle di Stati Uniti e Giappone. Oggi non c’è quasi più nulla».Skolkovo, dunque, dovrebbe essere il punto di partenza di questa trasformazione. La creazione da zero di una delle maggiori città hi-tech del mondo, 40 centri di ricerca e sviluppo, un’università di eccellenza per 1.800 studenti, un Technopark per mille start-up. E poi la creazione di una zona economica speciale, sul modello della cinese Shenzhen, con forti esenzioni fiscali e finanziamenti per le imprese. L’obiettivo dichiarato è quello di creare un ambiente capace di dare una scossa a tutta l’economia del Paese, di indurre innovazione e trasformazione nell’intera Russia. Impresa non da poco. Per molti motivi.DivergenzeInnanzitutto, non mancano le divergenze su come procedere nella stessa Skolkovo. Durante un convegno a San Pietroburgo organizzato dalla Fondazione Alferov, numerosi pareri hanno ad esempio sostenuto che scienza e tecnologia devono essere autoctone, nazionali per dare davvero benefici al Paese. Mentre per esempio a Skolkovo la creazione dell’Istituto di Scienza e Tecnologia, SkTech, è stato affidato al Mit di Boston. «Anche l’università russa, invece, deve partecipare e avere fondi», dice Alferov. In secondo luogo, Skolkovo nasce in un vuoto di scienza, di ricerca, di industria: difficile immaginare come possa trasformare il clima dell’intera Russia. «Non è una buona idea mettere tutto il denaro in una sola iniziativa - sostiene il Premio Nobel - L’ho detto a Medvedev: Skolkovo deve essere un’ideologia per il Paese, dobbiamo supportare l’ideologia della scienza e della ricerca, non un territorio».Terzo, la corruzione e l’incertezza delle leggi e dei tribunali non fanno della Russia un Paese nel quale si investe volentieri, nonostante le sue potenzialità enormi. Infine, Skolkovo è un amore di Medvedev. Finora Putin, il vero potere, l’ha sostenuto, tanto che ha deciso di tenervi il vertice del G8 del 2014. Ma - si sa - certe volte l’uomo del Cremlino è volubile. Fare volare questo Sputnik non sarà semplice.

DAL CORRIERE DELLA SERA DEL 22 OTTOBRE 2012

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